Climbing on

La scalata si preannunziò faticosa come previsto, *** era determinatissimo - armato di viveri, chiodi, mar­telli, piccone, funi, catene - *** guardava il cielo fucsia amianto, si arrampicava.

“Ce la devo fare a tutti i costi” ripeteva tra i denti, deciso “Farò le foto con l’autoscatto, i giornali devono parlare di me. Mi faranno le interviste!”

*** si aggrappava accanitamente lungo la parete grigia e rossa, vi scivolavano le mani, la superficie si restringeva progressivamente, l’aria diventava irrespira­bile, l’ossigeno diradava, gli scarponi poggiavano a fatica sugli ultimi anelli di metallo.

Mise in fallo un piede, per un secondo volteggiò in aria, cadde, le funi lo trattennero, spenzolava paurosa­mente, a fatica ritornò in posizione eretta, dondolò come in un’altalena, allargò le braccia, abbrancò la parete, il muro era tiepido.

Tra dense ondate di fumo e vapore giunse alle vetta. A quel punto si legò con tutte le forze a un appi­glio che sporgeva, le funi tiravano, arrotolate più volte, strinse le catene at­torno a sé. Guardò di sotto:

“Domani la fabbrica non deve chiudere!” urlò con quanta più voce aveva in corpo “Non scenderò più dalla ciminiera!”

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